E’ recentemente entrata in vigore la normativa sulla class action: dunque, anche in Italia è ora possibile intentare causa per la tutela di interessi collettivi. Il nuovo assetto legislativo è stato fortemente voluto dalle associazioni dei consumatori, che hanno già annunciato azioni collettive nel settore bancario, in relazione ai costi troppo alti delle commissioni sui conti correnti e in quello sanitario, con riguardo ai test "fai-da-te" per rilevare l'influenza suina.
La Legge Sviluppo n. 99/2009 entrata in vigore lo scorso 4 luglio ha riscritto quasi integralmente le norme in tema di “azione collettiva risarcitoria”, ora diventata “azione di classe”. Le novità che andiamo ad illustrare riguardano prevalentemente l’aspetto processuale.
Fino a qualche anno se si accennava all'ipotesi di introdurre anche in Italia la Class Action si rischiava di essere presi per visionari. La Class Action veniva definita una "stranezza anglosassone". Ora anche in Italia i casi di Class Action si moltiplicano ed con la legge appena approvata, sia pure a fatica, questa forma di difesa collettiva prednerà certamente piede.
Le nuove norme in tema di ‘azione collettiva risarcitoria’ (ora denominata ‘azione di classe’) introdotte dalla Legge Sviluppo n. 99/2009, entrata in vigore il 4 luglio 2009, non hanno ancora ricevuto concreta applicazione nelle corti italiane. |
Torniamo ad occuparci del caso Editori contro Google che sembra essere arrivato, almeno per quel che riguarda il mercato anglosassone (Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito), ad una parziale soluzione. |
Ha ricevuto notevole attenzione mediatica la notizia di una nuova class action intentata contro il colosso dell’informatica Microsoft. Lo studio legale americano Abington IP di Tulsa (Oklahoma) ha, infatti, cominciato la sua “campagna adesioni” all’azione risarcitoria. |

